L’impresa sociale in Calabria. Un’analisi attuale ad inizio 2018

Il fenomeno dell’imprenditoria sociale in Calabria ha origini recenti: circa il 65 % delle organizzazioni no profit è stato costituito dopo gli anni 90. Cio nonostante si è radicato nel corso del tempo un complesso sistema di realtà che operano all’interno del terzo settore, dove l’esperienza di molteplici organizzazioni contribuisce alla realizzazione di iniziative molto significative e iniziano a consolidarsi relazioni, partneriati e progettualità.

In generale in tutt il sud Italia l’impresa sociale sembra contenere notevoli potenzialità come volano di sviluppo complessivo delle economie locali. Le imprese sociali rappresentano un’importante bacino di occupazione al sud: vi lavorano circa 600 mila persone , pari al 18% del totale impiegato in Italia. Si tratta soprattutto , come nel resto del paesse , di volontari (78,5 %), seguiti da dipendenti (15,6 %) religiosi (3,2 % ) collaboratori (1,4 %) . La Calabria assorbe l’11 % degli occupati nelle imprese sociali del meridioni.

In una regione in ritardo come la Calabria, l’impresa sociale assume una valenza e una funzione che vanno oltre gli aspetti meramente sociali di supporto alle fasce deboli e di redistribuzione delle risorse. Il contributo che questo tipo di attività imprenditoriale può apportare si rileva potenzialmente decisivo per lo sviluppo del territorio, facendo emergere le risorse locali e valorizzando quelle imprenditoriali. Con il carattere innovativo del modello imprenditoriale che essa incarna, offre sostenibilità allo sviluppo economico “tout court”.

Tuttavia diverse sono ancora le problematiche che impediscono all’economia sociale calabrese di decollare.

Gli aspetti di problematicità più evidenti sono relativi alla gestione delle risore umane, al management, al patrimonio e al credito. Emerge la precarietà in cui vivono le imprese sociali,legata alla debolezza progettuale che genera una eccessiva dipendenza dalla Pubblica Amministrazione (a volte causa di ingerenza da parte di quest’ultima nelle scelte e nelle stesse attività delle imprese sociali). A fronte di un notevole sviluppo quantitativo e dimensionale del terzo settore calabrese, infatti la maggior parte delle risorse a disposizione delle imprese sociali proviene ancora da convenzioni o commesse pubbliche relative alla realizzazione di specifici progetti, terminati i quali si pone il problema della sostenibilità dei risultati raggiunti. A tale debolezza legata alle fonti di finanziamento si affianca una scarsa capacità di progettazione e di strategie di fund raising (salvo alcune rare eccezioni).La debolezza strutturale connessa alla capitalizzazione, aggravata dalle difficoltà di accesso al credito e dalla mancanza di cultura manageriale, rende le imprese sociali calabresi fortemente dipendenti dai finanziamenti pubblici, il che inevitabilmente determina gravi impedimenti nel garantire gli onorari a professionisti e collaboratori poiché i pagamenti da parte degli enti pubblici nn avvengono in maniera regolare e continuativa. Le imprese sociali calabresi, dunque, sembra siano” costrette” a non riconoscere adeguatamente, sia in termini economici che di stabilità lavorativa, i propri operatori: diviene dunque quasi impossibile mantenere rapporti duratori con personale qualificato ed inevitabile un alto turn-over dei lavoratori. E’ reale e pressante il fabbisogno di una formazione e riqualificazione professionale che consenta alle imprese sociali di acquisire competenze operative quale valore aggiunto rispetto a quelle progettuali.

L’impresa sociale nella nostra regione ha inoltre difficoltà a instaurare rapporti di collaborazione sia con altri soggetti del terzo settore , sia con la pubblica amministrazione, sia con altre imprese del profit e ad individuare nuove forme di concertazione per la realizzazione di progetti integrati attraverso la creazione di reti, la realizzazione di network.Sopratutto le imprese sociali di piccole dimesioni, che costituiscono la maggioranza dell’universo imprenditoriale calabrese, non riescono ad attivare processi relazionali. L’attuazione di “ sistemi locali” sociali invece creerebbe economie aggiuntive e produrrebbe coesione sociale, fattori indispensabili per lo sviluppo economic della regione.

L’implementazione della culturale di rete, fino ad oggi circoscritta ad un uso prettamente strmentale, cioè rappresentata dalla costituzione di partenariati richiesti come requisiti di accesso a finanziamenti (e limitati alla durata dei progetti) deve dunque trasformarsi da pura “condivisione di linguaggi” a strumento di valorizzazione dei saperi, specializzazione di competenze, professionalizzazione dei soggetti coinvolti, di tutti gli attori sociali che , in tal modo, diverranno parte di un sistema in grado di determinare strategie di sviluppo e sostenibilità.Sarà proprio questa la via da seguire affinchè la realtà delle imprese sociali divenga un vero volano di sviluppo che consenta alla Calabria di superare il profondo gap che la separa dalle altre regioni d’Italia.”