Il business dei migranti, potenziale perso per l’impresa sociale giovanile

E’ un argomento scottante ma è necessario riflettere su quanto sta accadendo in Italia e in Europa con l’accoglienza migranti. Un tema ormai di portata mondiale sotto gli occhi di tutti e un’economia che, guidata da una politica miope, invece di rivolgersi alle fasce più deboli punta ai mercati finanziari globali.

Cosa c’entra in tutto questo l’impresa sociale?

C’entra perchè lo stallo legislativo non ha permesso a molti soggetti, soprattutto a giovani e NEET, sinceramente coinvolti di poter collaborare e trasformare quello che oggi è un business “nero e sommerso” in un progetto europeo umano e sostenibile di crescita e virtù per tutti. I migranti vengono salvati dal mare e accolti, in prima e in seconda accoglienza, poi c’è il gap. Dove vanno e cosa fanno? Rimangono in strutture fatiscenti bloccati da burocrazie eterne. Non tutti gli esempi sono negativi ovviamente, ci sono anche pratiche divenute ormai un modello europeo, ma quello che poteva essere “accogliere” capitale umano è diventato un “gestiamo numeri incontrollabili”. L’impresa sociale creata e ragionata da giovani con competenze di nuova generazione, lingue praticate tramite studi freschi, viaggi, apertura mentale, occhi diversi ed Erasmus, nuove tecnologie e spazi sociali innovativi, potevano diventare imprese. Magari molte e piccole. Invece oggi in Italia abbiamo maxi cordate di cooperative tra il “rosso e il nero” che gestiscono il fenomeno di massa come fosse materia di tutti i giorni, al pari della mensa degli anziani o di servi socio educativi per il tempo libero. Sembrano parole assurde dette oggi, col senno di poi, ma il cosiddetto “fenomeno migranti” che sarà ed è uno dei capitoli più bui della storia dell’umanità, poteva essere occasione per l’impresa sociale giovanile di darsi da fare e sostituire i “grandi” totalmente incapaci di comprendere il diverso, accettare lo straniero e accogliere con competenza.